syzen

Diritto alla rivolta?

Sabotaggio — Inviato da syzen @ 20:39


Dominio.

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Il dominio allo stato più avanzato entra nella pelle e nelle ossa.

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Scompare la fantasia e inevitabilmente la produzione di idee nuove e la sperimentazione svaniscono.

Memoria.

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Genova 2001 ha traumatizzato una generazione. Come l'assalto alla scala del 1976 - anche se in maniera completamente diversa - ne ha traumatizzata un'altra.
All'opposto viene in mente - non perché fu la più grande vittoria di quegli anni, ma per un semplice parallelismo - l'assalto alla scala del 1968, o la battaglia di Valle Giulia, che hanno traumatizzato il dominio.

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Ovviamente Genova 2001 fu studiata a tavolino. Il trauma doveva esserci, la violenza doveva essere assolutamente e inevitabilmente brutale, e il morto é stato cercato.
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La repressione brutale é una tecnica di condizionamento.

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Ogni sconfitta deve essere superata da una vittoria, per non indietreggiare in continuazione, e il (fu) movimento é qualche anno che continua ad indietreggiare.

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La resistenza non é un programma politico.

Tattica.
 (Continua)

Un morto al check-point

Sabotaggio — Inviato da syzen @ 21:14
Un morto al check-point di Arezzo e rivolte. Le gravissime responsabilità di una sinistra da demolire

Lo scorso 7 novembre un articolo di Bifo in un corsivo di prima pagina su Liberazione "celebrava" la rivoluzione di ottobre con un commento sulla depressione di Lenin come male del ventesimo secolo e come causa maligna dello sviluppo della storia dell'Unione Sovietica e di buona parte del '900. A parte che qualsiasi lettore non italiano potrebbe stralunarsi nel leggere su un giornale comunista un commento del genere sulla rivoluzione d'Ottobre, quelli italiani sono invece assuefatti al lisergico,

Ormai una certa sinistra italiana ha preso a fare storia alla Carlyle, che era uno storico di destra, come riflesso della psicologia dei grandi personaggi come se le masse appartenessereo alla persona al potere. Ma il punto vero è che, con un modo di pensare la storia così decadente, la realtà oramai sfugge ad una certa sinistra imprigionata tra le compatibilità di ceto politico ed un minimalismo teorico in grado solo di imboccare circoli viziosi di interpretazione dei fenomeni sociali.
Per questo, e per le solari responsabilità per quello che è successo nella giornata di domenica da parte delle politiche di polizia del governo dell'Unione tutta, riteniamo che lo spirito giusto con il quale confrontarsi con questo genere di sinistra sia quello che ha portato i ragazzi di Bergamo a infrangere la recinzione dello stadio e il rito della domenica Sky per rompere lo spettacolo dell'ordine domenicale inteso come simbolo del regolato ordine di tutti i giorni.
 (Continua)

Bobby

Sabotaggio — Inviato da syzen @ 21:07
Veltroni è così emozionalmente di destra che mi sono quasi commosso. Quando uno dice che qualcosa non è né di destra né di sinistra significa che sta dicendo qualcosa di destra. E Veltroni insiste nel dire che ciò che dice non è né di destra né di sinistra. Ben venga dunque nell’Italia di centrodestra”.

Giancarlo Galan (Casa delle libertà), governatore del Veneto, dopo il lancio al Lingotto di Torino della candidatura di Walter Veltroni come segretario del PD. Da “Il Manifesto” 28-6-2007

Poche trame di racconto come la struttura narrativa di Bobby di Emilio Estevez, il film sul giorno dell’assassinio di Robert Kennedy, rivelano il rapporto tra la politica ufficiale e il vissuto.
Prima di tutto perché Estevez rivela come questo rapporto si dia, nelle culture liberal istituzionali, in termini irrimediabilmente impolitici. In Bobby si comprende infatti come, nel rapporto fusionale tra candidato ed elettori, il concetto liberal delle elezioni altro non sia che una rilettura della formazione di consenso attorno al potere pastorale e alla sua voce, un governo degli elettori grazie al dispositivo emozionale costruito attorno al candidato. Dotato di parola e di senso, in origine grazie alla voce narrante tecnicamente diffusa dalla radio oggi grazie a una molteplicità di piattaforme mediali, il candidato attira consenso attraverso lo scatenamento dell’adesione di massa ai contenuti delle sue calde narrazioni e della sua capacità di interpretare il vissuto altrui in queste narrazioni delle quali è comunque esclusivo depositario soprattutto sul piano dell’espressività politica.  Diventa quindi un percorso obbligatorio, se ci si occupa di pensabilità dei fenomeni politici, definire questa figura del candidato in quei termini genealogici che finiscono per mostrare le radici di quest’istituzione che affondano nel fenomeno del potere pastorale.
 (Continua)

La congiura degli estranei il naufragio e la zattera

Sabotaggio — Inviato da syzen @ 16:29

Congiura degli estranei ed allegria di naufraghi


La storia dei movimenti rivoluzionari del Novecento è stata dominata da una visione storicista e dialettica: alla totalità oppressiva del capitale si opponeva la totalità liberatoria del comunismo, destinata a superare le contraddizioni e l'alienazione del presente. Entro questa visione sembrava possibile abolire l'alienazione per superarla in una forma di società superiore in cui l'uomo non fosse più estraneo al prodotto del suo lavoro.Come sappiamo quest'ideologia è fallita miseramente.

Ma se prescindiamo dall'ideologia, se studiamo la dinamica obbiettiva dei movimenti, la loro storia materiale e simbolica, ci rendiamo conto del fatto che in essi ha agito una visione di tutt'altro genere, niente affatto totalizzante, niente affatto dialettica. Invece di pretendere il superamento dell'alienazione attraverso la realizzazione di un altro mondo(possibile?), la spontaneità della vita quotidiana oppone l'estraneità all'alienazione.
In verità non dovremmo parlare di opposizione, ma piuttosto di fuga, di sottrazione, di scismogenesi seminclandestina.
I movimenti spontanei della vita quotidiana hanno cercato di sottrarsi e di nascondersi per sfuggire alle conseguenze dello sfruttamento e della guerra. Quando il corpo era sottomesso allo sfruttamento industriale, ma la mente rimaneva inoperosa ed esclusa dal circuito della produzione, era possibile fare anima collettivamente, creare circuiti di vita intelligente, comunità intelligenti ed affettuose: la vita intellettuale del Novecento coinvolgeva nella comunità autonoma gli operai il cui corpo era incatenato.
Questo è stato possibile fin quando l'oppressione capitalistica si manifestava nella sua forma industriale, fin quando cioè il dominio si esercitava sul corpo del lavoratore.

Ma come è possibile rimanere estranei al dominio del capitale, quando la Metamacchina si è messa a ronzare nelle nostre teste, quando gli automatismi tecnici, psichici e relazionali invadono lo spazio della vita quotidiana?

 (Continua)

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