Dominio.
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Il dominio allo stato più avanzato entra nella pelle e nelle ossa.
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Scompare la fantasia e inevitabilmente la produzione di idee nuove e la sperimentazione svaniscono.
Memoria.
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Genova 2001 ha traumatizzato una generazione. Come l’assalto alla scala del 1976 – anche se in maniera completamente diversa – ne ha traumatizzata un’altra.
All’opposto viene in mente – non perché fu la più grande vittoria di quegli anni, ma per un semplice parallelismo – l’assalto alla scala del 1968, o la battaglia di Valle Giulia, che hanno traumatizzato il dominio.
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Ovviamente Genova 2001 fu studiata a tavolino. Il trauma doveva esserci, la violenza doveva essere assolutamente e inevitabilmente brutale, e il morto é stato cercato.
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La repressione brutale é una tecnica di condizionamento.
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Ogni sconfitta deve essere superata da una vittoria, per non indietreggiare in continuazione, e il (fu) movimento é qualche anno che continua ad indietreggiare.
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La resistenza non é un programma politico.
Tattica.
da parte del dominio.
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Usare tutta la violenza possibile, traumatizzare, e spingersi sempre di più verso il limite di sopportazione dei soprusi.
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Se il nemico indietreggia, indietreggia anche il limite, e la quantità di violenza contro di esso può quindi aumentare.
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Se attorno al nemico si fa terra bruciata, si spezza la rete di solidarietà.
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Se si spezza la rete di solidarietà si può venire colpiti continuamente finché non ci si spegne senza che una voce si alzi.
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La rete di solidarietà non si costruisce scrivendo comunicati stampa e ciondolando nelle proprie sedi.
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L’"antagonista" quindi che fa?
Accettano il piano della resistenza e si sposta verso destra.
da parte dei barbari.
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Violenza chiama violenza.
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Per rispondere ad una violenza organizzata bisogna organizzare la violenza.
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Il limite estremo, oltre al quale la violenza repressiva incontra la violenza diffusa non é mai chiaro. Ma é certo che esiste.
"Da un certo punto
in là non c’è più
ritorno. E’ questo
il punto da
raggiungere"
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Non é automatico che la violenza diffusa si trasformi in sovversione sociale.
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Non é automatico neppure che la violenza diffusa si estenda.
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La violenza diffusa é rischiosa perché non organizzata. Non esiste difesa legale collettiva (non é che oggi vada meglio..) e l’unica risposta da parte del dominio, se la lotta non avanza ogni giorno nei territori, sarà il rafforzamento delle misure repressive, del controllo, della videosorveglianza.
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Quindi non é tanto la violenza, quanto il lavoro quotidiano, anche illegale, che fa avanzare.
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E’ sempre più difficile subire violenza senza essere più in grado di rispondere.
E a Milano da troppo tempo riceviamo violenza senza che si alzi un dito.
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Organizzare la violenza vuol dire frenare la violenza del dominio, vuol dire riprendersi degli spazi di agibilità, occupare territori, diffondere autonomia e autogestione.
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Chiaro deve comunque essere che é sbagliato accettare lo scontro di classe sul piano militare.
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Bisogna sostenere e quando possibile mettere in relazione quelle sacche di sovversione sociale che esistono, donargli voce e forza, per quanto disorganizzate oggi siano.
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E’ attraverso la pratica dell’autogestione, dell’autonomia come pratica quotidiana, e nella ricerca di una "organizzazione in grado di attaccare l’esistente nella trasformazione dei rapporti e dei ruoli interpersonali, nella lettura della rivoluzione permanente che investe il quotidiano, che penetra il vissuto" (Il diritto all’odio – l’autonomia organizzata; 197x), che si cresce e si trova la propria autonomia.
I recuperatori sono tra di noi.
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Il movimento pacifista é stato utile solo al dominio, e le scelte riformiste di alcune componenti del movimento (una per tutte: il network per i diritti globali prima di Genova 2001) sono state nocive per la lotta di classe.
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Fare l’occhiolino a Rifondazione Comunista, I Verdi, o le istituzioni in genere non salverà il cadavere del movimento, scaverà solo una fossa più profonda nella Storia.
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Fare assemblee con chiunque é inconcludente.
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Le alleanze tattiche sono controproducenti e molto stupide.
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"Da qualche parte bisogna pur cominciare!" é una risposta ridicola.
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Si può essere autonomi quanto si vuole ma rimbecillirsi con la militanza totalizzante uccide tanto quanto murarsi vivi.
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L’ideologia é una droga, e come tutte le droghe fa male.
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L’autoformazione é tuttavia fondamentale e non si può non leggere.
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La repressione, attiva o passiva (cioé subdola) che sia, ha un ruolo nella dissoluzione dei movimenti; ma errori ci sono, colpevoli (singoli o collettivi) e responsabilità esistono e sono chiare.
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L’impreparazione é una di queste, la paura indotta la seconda.
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Se la repressione crea un trauma che influisce le nostre scelte vuol dire che il dominio é entrato nella pelle e nelle ossa.
Recuperati o recuperatori?
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Quando si arriva a praticare endosorveglianza, vuole dire che si é arrivati.
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Ogni affermazione ha il suo peso, ogni singola parola ha il suo peso, e gli errori si pagano.
CO/SPIRARE VUOL DIRE RESPIRARE INSIEME
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