L’individuo

L’INDIVIDUO


TESI

Partire da ciò che sono: un INDIVIDUO, che vive in una DIMENSIONE CONTEMPORANEA basata su relazioni interpersonali e intertemporali che hanno come valore fondante il DENARO.
Il denaro conferisce all’individuo potere,  al di là di ogni radicamento storico-sociale, creando entità-individui come accumulo di valore nel tempo e nello spazio. E’ per questo, a mio parere, che ogni abolizione rivoluzionaria dello stato presente appare destinata a partire dall’essere umano individuale.

Il denaro è il mezzo, è la chiave universale per ogni fine e tende a trasformarsi esso stesso in fine assoluto. L’unica cosa che lo separa da essere realmente ogni fine è l’esigenza che esista una VOLONTA’ orientata e disposta a far uso di esso, altrimenti rischia di rimanere una pura astrazione.
Questa volontà agente non è altro che la nostra VOLONTA’ INDIVIDUALE.
Perciò l’unico problema per il sistema monetario che gli rimane da risolvere è l’adeguata copertura dello spettro dei desideri individuali e bisogni sociali in termini di prezzo.
Desideri e bisogni che vanno a costituire l’intera dimensione sovraindividuale: la propria storia personale, l’identità comunitaria, il rapporto con l’ambiente; quella dimensione a cui ciascun individuo fa riferimento come fondamento delle proprie scelte.
L’esigenza dello ‘spirito’ del denaro è quella di risolvere le strutture portanti della scelta individuale in oggetti di transazione economica. Si produce così una spirale degenerativa il cui termine ultimo è il dissolvimento della realtà in forma di virtualizzazione e relativismo, di precarietà e sradicamento, di intolleranza e conflittualità, di alienazione.
   L’ESSERE-IO attuale (l’individuo) si  forma in una realtà dominata dalla spettacolarizzazione consolidata ed estesa ovunque e che al tempo stesso aumenta la sua densità.
Lo spettacolo è oggi indubbiamente più potente di prima, è diventato una sorta di “rapida invasione”, che ci obbliga a cambiare radicalmente vita. Avvengono modificazioni di fronte alle quali la nostra ignoranza sa solo di non aver niente da dire.
La vuota discussione su ciò che viene comunicato, cioè su ciò che “i proprietari del mondo” fanno è ormai giunta alla purezza unilaterale.
La collocazione del denaro in agente-motore assoluto si riflette in una tendenza fondamentale: ogni valore è traducibile in denaro e dunque in vendita, perché è il momento della vendita a decidere del valore di uno sforzo, di un’iniziativa, di un prodotto. Da questa prospettiva si comprende la ragione del parallelismo tra rafforzamento della pratica monetaria e crescita del ruolo dello spettacolo. E’ chiaro a questo punto come il dominio denaro-spettacolo abbia potuto allevare una generazione di individui sottomessi alle sue leggi. Anche coloro che agiscono per annientarlo finiscono a loro volta per adeguarvisi, al fine di esistere; una convergenza talvolta voluta con una notevole tenacia.
Lo spettacolo diventa l’anima, il significato profondo, lo spirito, dell’atto-prodotto tangibile. La realtà uno strumento governato da un altro strumento  sovraordinato, il denaro, lo spettacolo incarna il fine del processo, cioè la vendibilità del prodotto a noi acquirenti.
In termini di soddisfacimento è chiaro che lo spettacolo rappresenta un bene che serve semplicemente al dominio per difendersi da problemi generati dal sistema stesso, senza che nulla di quanto prodotto da questa dimensione apporterà delle modificazioni positive alla vita degli individui. In questo senso la sfera del “servizio spettacolo” può espandersi infinitamente, mentre al contempo l’individuo-fruitore può abbruttirsi e perdere totalmente le proprie risorse.
Ogni spettacolarizzazione o “rapida invasione”  è in misura variabile, una menzogna, una deformazione, un adescamento, è l’uso sistematico dell’ingegno umano a fini d’inganno, uno strumentario di effetti emotivi finalizzati alla massimizzazione della desensibilizzazione della volontà umana in vista di un unico scopo: la vendita della realtà e degli individui-merce-fittizia, che diventa una voragine che inghiotte risorse di umana volontà sempre crescenti, che produce danni sociali e nessun beneficio.
La realtà vera è falsificata dal contesto stesso in cui appare, dai secondi fini cui è asservita. E’ difficile non essere d’accordo nel ritenere che una civiltà come quella occidentale, capace di accettare un tale degrado del proprio sentire, ha pochissimo da insegnare ad ogni altra civiltà.
L’individuo occidentale vive un continuo deterioramento della volontà, annullata e condizionata dallo stesso sistema che ha creato; un individuo subordinato alla sostanza monetaria.
Il VUOTO CONTEMPORANEO è la parte culminante di un processo di più generale virtualizzazione dell’esistenza, legato ad esigenze di sistema monetario; l’essere umano di cui necessita la civiltà occidentale deve possedere una fruizione facile e rapida che richieda scarse capacità, poco tempo d’attenzione, deve diventare veicolo di una tendenza predeterminata esportabile al massimo numero di individui. Come controparte vi è però anche la propensione a fornire conferme ai fruitori di ciò che già sanno o credono di sapere, evitando così ogni forma di conflitto e problematizzazione.
<< Questo processo, legato  alla dinamica complessiva del medio monetario, innestata sull’uso generale dei mezzi tecnologici (media in particolare), genera una sorta di “educazione sentimentale” all’ennesima potenza che rende la realtà storica sempre meno tollerabile. Rispetto alla complessità e alla scarsa gratificazione del reale, e promossi dalle esigenze del mercato di fornire pacchetti di emozioni facilmente metabolizzabili, i microcosmi virtuali individuali tendono a proliferare, fornendo frammenti d’intrattenimento, di distrazione, di consolazione temporanea  >>.
La conseguenza più grave di questo processo e la sua impermeabilità a correzioni di rotta di qualunque natura, per l’individuo-fruitore nessuna azione esterna può essere efficace per scioccarlo, sorprenderlo, scandalizzarlo, di fronte a qualunque prospettiva differente finisce per ritenere che si tratti solo di un ulteriore “effetto speciale”, facilmente dimenticabile da quelli di domani.
E’ come se tutto ciò che è possa essere comprato e quindi possa essere falsificato.
La tendenza alla RAZZIONALIZZAZIONE ECONOMICA DEL MONDO implica la tendenza  ad operazioni di compravendita individuale dell’esistenza, l’esistenza è percepita come unità individuale, scompare il sentire del con-vivere, del partecipare in comune azioni e pensieri tra chi è dotato di vita. L’esistenza come proprietà in comune e privata nello stesso tempo, è una condivisione esistenziale, senza oggetto, quello che l’individuo condivide è l’esperienza di esistere.
In un individuo, il denaro conferisce potere, un potere individuale allo stato puro.
Potere perché può agire idealmente su tutto ciò che vuole e individuale perché non ha bisogno di consenso per essere esercitato.
In un sistema di mercato perfetto vi è armonia fra merito (soggettivo: produttività=valore in sé della propria opera) e reddito (oggettivo) ed anche se questa dovesse venir meno, sarebbe un male minore e transitorio a fronte di una benefica ricaduta in termini di maggiore produzione generale.
Ma nella realtà sperimentiamo che non è così, nessuno è in grado davvero di quantificare quale sia il giusto prezzo attribuibile ad un atto in modo da ripartire i meriti in proporzione dei vari contributi, inoltre ogni accidentale vantaggio monetario emerso in un periodo apre a possibilità di guadagno superiori in un periodo successivo, avviando un processo cumulativo che anno dopo anno, generazione dopo generazione, produce divergenze incommensurabili fra ciò che un soggetto merita e ciò che è in grado di ottenere.
La percezione individuale di un’ arbitrarietà del legame tra merito e reddito viene a produrre una delle più potenti forze dissolutorie della società contemporanea; il “valore”  diventa un accidente, governato dal relativismo più schietto, l’individuo si sente come una VARIABILE MOBILE alla forzata ricerca di opportunità di guadagno. L’individuo-agente economico attuale, è stato reso incapace di comprendere il significato del proprio contributo nel complesso della società globale dalla tendenza alla specializzazione e alla parcellizzazione delle competenze.
Questa incomprensione, oltre a limitare le capacità di accomunamento delle esperienze e di creazione di uno spirito collettivo tra i vari soggetti, rinforza il senso di arbitrarietà legato alla distribuzione dei redditi: l’altrui attività appare come un “posto” a cui è legato arbitrariamente un salario che io per mio vantaggio posso cercare di distruggere.
Dal lato del consumo è individuabile un’altra conseguenza: un processo di riduzione delle “abilità di consumo” , da un lato numero e complessità dei prodotti aumentano a dismisura, dall’altro le esigenze di specializzazione del meccanismo produttivo riducono tempo e risorse dedicabili ad una formazione culturale complessiva, non puramente strumentale.
A fronte di una generale tendenza alla scolarizzazione (iniziativa di natura eminentemente politica), la tendenza di mercato che riguarda l’istruzione è quella verso una massimizzazione della formazione specialistica e strumentale, annullando, così, tutte quelle componenti “umanistiche” che costituiscono la base della capacità di costruzione di giudizi critici, i quali sono strumenti a nostra disposizione per la comprensione e modificazione autonoma del “mondo”. Viene a crearsi una sorta di “analfabetismo di consumo” che porta con sé pesanti conseguenze: appiattimento della domanda (tutto ciò che per essere fruito richiede presupposto formativi di una certa qualità è destinato ad essere cancellato o a sopravvivere come produzione di nicchia); tutti gli acquisti si concentrano su pochi prodotti considerati esemplari.
   
   Riassumendo: emergono da ciò che abbiamo detto fino ad ora 4 tendenze che riguardano l’individuo nella società contemporanea:
–    relativismo: l’individuo smarrisce il proprio asse d’orientamento identitario  
–    virtualizzazione: l’individuo perde la capacità di discernimento tra ciò che è reale e ciò che         è virtualmente precostituito
–    flessibilità: l’individuo come variabile-mobile alla ricerca di opportunità di guadagno
–    “incapacitazione”: l’individuo perde il controllo sul proprio mondo-ambiente

Risultato: l’integrale distruzione della volontà dell’individuo, il “corpo sensibile” la miglior merce che l’uomo potesse produrre per il mercato.
L’individuo-“valuta” entra così a far parte della Borsa Valori  un mercato altamente regolamentato, dove vengono scambiati valori e valute.
Compito della borsa è quello di ricevere gli ordini di compravendita dagli operatori ed eseguirli, attenendosi alla legge della domanda e dell’offerta.
“Valute perdenti” sul piano economico fanno alzare i costi di transazione. La soluzione è o la rivalutazione del valore della valuta o la manipolazione della percezione di paura e insicurezza, causate dall’aumento dei costi, al fine dell’uscita dal mercato di tale valuta considerata indesiderabile.
Eatwell e Taylor: << i mercati sono guidati dall’opinione media circa quale sarà l’opinione media >>
Primariamente, quindi, saper cogliere la percezione altrui per manipolarla piuttosto che la realtà che vi sottostà. Il tutto assume un carattere vagamente grottesco: un atto diventa credibile non per se stesso, ma quando è in accordo con ciò che si valuta economicamente ragionevole ed efficiente.
Ciò che preoccupa  più di tutto è che questo sistema si configura come un mercato onnicomprensivo dove “volontà di potenza individuale” annulla volontà individuale in una sorta di “atomizzazione hobbesiana” della società, la guerra di un individuo contro un altro individuo. Una tendenza priva di un’ opposizione valida e organica.
Gli individui acquistano le caratteristiche della moneta, divengono rapidi, mobili, calcolatori e privi di contenuto. Lo sfruttamento e la speculazione diventano parte costituente di ogni azione; le strategie di abbandonohanno la meglio di fronte alle difficoltà.
La propensione all’ottenimento di denaro-potere tende a logorare ogni vincolo di riconoscimento, lealtà, fiducia, costituenti di una comunità. Aumenta così la (conflittualità sociale), (l’illegalità), l’infrazione, (la violenza) e l’inganno.

Di fronte ad un processo sociale degenerativo la società tende a reagire nella forma tradizionale dell’incremento delle strutture di comando e controllo, moltiplicando leggi ed apparati repressivi, ricorrendo a radicali centralizzazioni del comando: l’ossessione punitiva dei cittadini rispettabili ha la sua realizzazione.

Note

 1) Andrea Zhok, Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo, Jaca Book, Milano 2006 p. 318
 2) Eatwell J. E Taylor L., Global Finance at Risk, New Press, New York 2000

 3)Strategia exit: la disposizione di fronte ad un’nsoddisfazione per un bene o un servizio, pubblico o     privato, ad abbandonarlo senz’altro a favore di un sostituto. Albert Hirschmann, Exit, Voice and Loyalty. Responses to decline in Firms, organizations and States, Harvard University Press, Cambridge- Massachussetts, 1970.

4)  I termini tra parentesi stanno a significare che in questo caso vengono utilizzati nella loro accezione significativa negativa, ma tali significati non sempre lo sono, dipende dal loro utilizzo tattico in vista di un fine strategico.

 

Syzen_3 

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